L’Ottimismo

Per curiosità vado a cercare un’aforisma che definisca l’ottimismo e trovo una lunga lista di citazioni che inchiodano l’ottimismo come la maggior piaga dell’umanità, una condizione dell’umano che identificano come una delle prerogative più salienti del cretino.

La definizione più crudele è forse – e manco a dirlo – quella di Guido Ceronetti: “L’ottimismo è come l’ossido di carbonio: uccide lasciando sui cadaveri un’impronta di rosa”.  Antonio Gramsci invece lo definisce come “un modo di difendere la propria pigrizia, la propria irresponsabilità, la volontà di non far nulla”. E Georges Bernanos: “L’ottimismo è una falsa speranza ad uso dei vili e degli imbecilli”. Un altro autore, Anacleto Verrecchia, lo definisce “la cataratta dello spirito”. E se uno non ne avesse abbastanza di questi colpi d’accetta all’ottimismo e agli ottimisti, può sempre leggersi il Candide di Voltaire. Infatti il trattato di Voltaire venne scritto proprio in risposta a un altro trattato filosofico, scritto da Leibnitz, in cui presentata la sua famosa teoria teologica sul migliore dei mondi possibili (il nostro), teoria che venne appunto definita Optimisme.

Allora spieghiamo un po’ la differenza tra ottimismo sognatore e ottimismo. Partendo dal pessimista. Il pessimista, che per sua natura tende ad essere mediamente depresso, di solito si considera realista e pragmatico. E in generale, è vero che ha un’analisi più puntuale delle situazioni e dei rischi futuri. Tuttavia, Albert Bandura, uno dei padri della psicologia cognitiva, nota che “nel gruppo degli innovatori e delle persone che hanno ottenuto risultati eccellenti, non si trovano molti realisti pragmatici”. Questo passo viene citato dalla sua opera principale, il trattato sull’autoefficacia, quel senso che le persone hanno – in vario grado – di possedere la capacità di agire nell’ambiente modificandolo in senso positivo. Proseguendo, Bandura nota che le persone di successo, gl’innovatori e i riformatori sociali non affetti da ansie e depressione hanno “una visione ottimistica della loro efficacia personale relativa al controllo degli eventi che influiscono sulla loro vita”. Costoro però, si mettono in moto e fanno, agiscono, si danno da fare. Quelli che, come nota Gramsci, irresponsabilmente non fanno nulla di difendere la propria pigrizia, la propria irresponsabilità, la volontà di non far nulla, sono gli ottimisti sognatori, i quali “non possiedono la forza e l’impegno efficaci necessari per superare le incertezze, le delusioni e le fatiche che sono parte integrante di ogni attività”. Sono quelli del “tutto in qualche modo si aggiusta”, come se la vita, per il solo effetto del passar del tempo, sia sempre destinata a raggiungere la soluzione dei suoi problemi.

Gli ottimisti “sani”, prosegue Bandura, “ quando considerano la realtà normativa, si attengono a un realismo oggettivo, ma per quanto riguarda le loro possibilità di successo sono soggettivamente ottimistici”. In altre parole, percepiscono correttamente l’esiguità delle probabilità di realizzare risultati grandiosi, ma credono di possedere ciò che serve per riuscire ugualmente. E’ possibile che talora sopravalutino le loro capacità? Bandura fa capire che quasi sempre c’è una tendenza alla sopravalutazione. Ma tale sopravalutazione è ciò che permette di andare avanti attivamente, e non solo reattivamente.

Insomma, ci provano, anche se percepiscono che non sarà facile. Accettano l’idea di poter avere sconfitte, di perdere terreno. Ma, come suggeriva Francis Scott Fitzgerald (ahimé, più ad altri che a se stesso), non bisogna mai scambiare una singola sconfitta per la sconfitta finale. In questo senso, proprio qualche giorno fa sono stato invitato ad un convegno dove giovani e meno giovani (come me) si ritrovano per cercare di innovarsi a vicenda in un momento di grave crisi come questo. L’anima organizzatrice di questi convegni, il mio amico Mario Gattiglia, fondatore di Scout The Master, commenta: “O aspettiamo pieni di paura che qualcosa si risolva, o proviamo a fare qualcosa noi”. In un mondo con livelli paurosi di disoccupazione giovanile e di professionisti e lavoratori di mezz’età che forse non vedranno mai una pensione anche se sono finiti senza lavoro ben prima dell’età pensionabile, i giovani provano a dare linee guida per un mondo di cui sembra ormai impossibile seguirne le variazioni e i cambiamenti continui agli attempati e gli attempati raccontano le loro esperienze nel provare ad adattarsi alla deambulazione su un tapis roulant che varia la velocità di continuo. L’intenzione di tale iniziativa è di arrivare a soluzioni concretamente utili, non di fare disquisizioni astratte. Sognatori? No. Illusi? Nemmeno. Ottimisti? Sì.

Guido Valobra de Giovanni – Tel. 366 532 4163

guidovalobra@lifecoachtorino.com

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