Cos’é la “Psicologia Pratica” e come si applica al coaching personale?

Si tratta dell’applicazione delle teorie del modello Sistemico-Strategico, ideate dagli psicologi dell’ Istituto per le Ricerche sulla Mente (MRI) di Palo Alto, California, e della scuola del Centro di Terapia Breve Focalizzata su Soluzioni (SFBT) di Milwaukee, Wisconsin, la quale è considerata una variante della scuola di Palo Alto. Queste teorie, che inizialmente trovarono la loro applicazione nella cura di patologie mentali comuni, si sono rivelate in seguito come modelli fondamentali anche nel coaching, cioè nell’orientamento e supporto per la soluzione di problemi e il raggiungimento di obiettivi, sia per le persone singole che per le aziende.

Le basi della Psicologia Pratica sono le seguenti:

1) Trasformare le richieste del cliente in positivo, se presentate in negativo (es: da “odio il mio lavoro” a “desidero invece occuparmi di…”

2) Muoversi con il cliente sul piano dell’azione

3) L’azione si muove e si struttura sul Qui e Adesso.

4) Gli obiettivi sono specifici, concreti, e quindi ottenibili.

5) L’intero processo rimane sempre sotto il controllo del cliente

Questo tipo d’intervento parte da 10 presupposti – o postulati – fondamentali:

1. I vantaggi del focalizzarsi sul positivo, poiché muovendosi in tal senso e orientandosi sulle soluzioni future si facilita il cambiamento verso la direzione desiderata. Per questo ci si interessa alla soluzione, piuttosto che al problema.

2. Le situazioni eccezionali possono suggerire le soluzioni. Il cliente tende talora a considerare la risoluzione di situazioni difficili incontrate in passato come dovuta prevalentemente al caso (fortuito). Talora si tratta di fortuna,ma più spesso il cliente sottovaluta i suoi sforzi e la sua capacità di influenzare gli eventi. Il riesaminare queste azioni passate può suggerire possibili – e ripetibili – soluzioni.

3. Il cambiamento accade di continuo e nulla (e nessuno) è mai lo stesso. Non è vero che le situazioni e/o le persone non cambiano mai. Assoluti sulle situazioni o sul comportamento delle persone non esistono.

4. Piccoli cambiamenti aprono il passaggio verso cambiamenti più grandi. I clienti quasi sempre provano a risolvere i loro problemi o a raggiungere il loro obiettivi per conto loro. Rivedendo insieme al coach le loro strategie e individuando insieme iniziali cambiamenti di calibro limitato, il cliente si può muovere in varie direzioni, e attraverso diversi piccoli interventi pavimentare la strada a cambiamenti di valore più ampio.

5. La cooperazione tra cliente e coach è fondamentale. I clienti spesso arrivano affermando nessuna soluzione è possibile per i loro problemi. Questo non significa che non desiderino più che mai cambiare la condizione in cui si trovano. Tale posizione viene talora considerata “resistenza”. Si tratta di legittime paure che l coach dovrà aiutare a superare. L’aver tentato tante volte di cambiare senza successo corrode a poco a poco le speranze e quindi il cliente, pur desiderando il cambiamento, ha perso fiducia nelle sue capacità di crearlo. Si scoprirà insieme nuove strade, poiché ce ne sono sempre.

2013-05-15 12.43.586. In generale, la gente è piena di risorse. Talora c’é solo bisogno di un po’ di appoggio, di una persona con cui dare corpo a strategie che in forma embrionale esistono già nella nostra mente. Per questo il life coach punta sulle capacità, oltre al desiderio, che il cliente ha dentro di se per agire, risolvere, superare ostacoli, creare, e muoversi nella direzione giusta.

7. L’esperienza che facciamo di un problema dipende da come percepiamo tale problema, ovvero il significato e l’esperienza (di un dato problema o un dato obiettivo) vengono costruiti dall’interagire dell’uno con l’altra. A seconda della situazione, del momento, dell’umore noi percepiamo una situazione, un segno, un’azione in un modo piuttosto che in un altro. Se si cambia il significato (cioè cioè che pensiamo di una certa situazione o condizione), talora può anche succedere che certi problemi non siano più tali, o che la soluzione ci appaia improvvisamente, spesso in forma semplice e facilmente realizzabile. Questo postulato, che appare così ovvio, nella vita quotidiana viene quasi sempre ignorato. Il risultato è che trasformiamo in verità oggettiva le nostre esperienze soggettive.

8. Esiste una relazione circolare tra azioni e descrizioni. In altre parole, se io descrivo le difficoltà della mia azienda come dovute al comportamento dei miei dipendenti che sono degli scansafatiche, probabilmente deciderò di agire punendoli, creando opportunità per licenziarli, rendendo la loro giornata lavorativa il più spiacevole possibile, eliminando i bonus, facendo tutto ciò che mi è possibile fare senza incorrere troppo nell’ira dei sindacati. Il risultato punitivo sarà che i dipendenti cercheranno di fare ancor meno, e malamente, ma continueranno a trascinarsi a lavoricchiare quel tanto che basta per evitare il licenziamento. Aiutare a trovare altri modi di descrivere e quindi di rapportarsi al problema, porta a risultati diversi e spesso molto più positivi.

9. La responsabilità della corretta percezione dei significati, nella relazione tra cliente e coach è (salvo rare eccezioni) una responsabilità del coach stesso. Ovvero, se il cliente interpreta quello che il coach dice o fa in maniera differente da quello che il coach si aspetta, è compito del coach trovare il modo di non farsi fraintendere.

10.Sembra un controsenso, visto che il cliente consulta il coach per via della2013-05-15 12.43.47 sua esperienza, ma il cliente è l’esperto. E’ della sua vita e delle sue aspettative, speranze e desideri che si parla durante gli incontri tra cliente e coach. Può essere una persona l’esperto sulla vita di un’altra?

Questi dieci punti si basano principalmente sulla scuola di Milwaukee, e dell’approccio breve, focalizzato sulle soluzioni. La scuola di Milwaukee non si interessa della soluzione, e non perde troppo tempo ad analizzare il problema.

La scuola di Palo Alto, invece, s’interessa di più alla revisione delle azioni intraprese dal cliente (senza risultati positivi) per fare scaturire, attraverso la collaborazione con il cliente stesso, vie alternative che portino a raggiungere l’obiettivo desiderato senza ripetere gli stessi errori che hanno mantenuto la situazione di stallo.

Un modello d’intervento che presentiamo qui sotto è quello ideato dalla scuola di Problem Solving del Prof. Giorgio Nardone, con sede in Arezzo, e che rappresenta le teorie della scuola di Palo Alto (Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla):

Problem Solving Strategico

Le tecniche menzionate in questo modello sono peculiari della scuola di Arezzo del Prof. Nardone, e verranno spiegate in dettaglio altrove.

Un altro modello interssante è quello del Prof. Gerard Egan di Chicago. (Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla)

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Per riassumere questa chiacchierata, il life coach crede nelle capacità del suo cliente e con lui si allea per aiutarlo a raggiungere l’obiettivo che il cliente desidera raggiungere…

Per questo suggeriamo di contattare Life Coach Torino prima di “arrivare alla frutta”. Ma se siete arrivati alla frutta, insieme possiamo sempre passare al dessert!

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Guido Valobra de Giovanni - giudovalobra@lifecoachtorino.com
Tel: 366 532 4163
 

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