Il Diario Pubblico e Quello (assai più utile) Privato

Io ho due siti su Facebook, uno professionale e uno personale.  Mi è impossibile non notare che spesso rappresentano due caratteri molto diversi. Non dico che la differenza sia estrema come nella novella di Stevenson (Lo Strano Caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde), ma certo la pagina professionale è, ovviamente, moderata, mentre quella personale spesso prende la strada dello sfogo personale verso quelle cose che fanno salire la rabbia, quelle cose che raramente sono la causa vera – primaria – della rabbia. Questo perché nelle cose umane i rapporti di causa ed effetto non sono così semplici. La doppia pagina Facebook potrebbe anche essere una soluzione per rimanere bilanciati nel mondo reale – anche se prima o poi qualche “amico” Facebook si arrabbierà. Tuttavia, oltre un certo limite, sfogarsi su Facebook non si può. Il vecchio sistema del diario personale é quindi una soluzione più funzionale.

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Anzi, siccome il trattenersi – parliamo per iscritto,  su un diario privato – quando uno ha bisogno di sfogarsi,  non è per niente giusto, forse è meglio lasciare da parte Facebook. (anche se esistono dei sistemi di rendere privato anche il diario Facebook).

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Se siete furiosi con la vostra compagna o compagno, è meglio scrivere tutto quello che vorreste dirle in faccia in una pagina di diario, piuttosto che rischiare di umiliarla o umiliarlo e poi sentirsi schiacciati dalla colpa.  Stesso vale per quel rognoso del capo ufficio. Notate bene che non sto suggerendo il piegarsi di fronte a palesi ingiustizie o mancanze di rispetto, ma di evitare di iniziare la madre di tutte le guerre contro chi vi sta davanti.

Il diario privato, però, serve come aiuto solo se imparate a sfruttarlo a tutto campo.

Per tantissimi anni ho voluto fare l’intellettuale e scrivevo praticamente solo su cose inerenti alla letteratura, all’arte, alla scienza e alla politica. Facevo commenti sui commenti, e cancellavo quello che non mi sembrava sufficientemente ben scritto, con stile letterario “alto” e grondante di citazioni altrui, come se le stesse cose scritte da me non avessero alcun valore, solo perché ero il signor nessuno. Questo è un modo sbagliato di scrivere il diario, se lo si vuole usare come strumento di aiuto terapeutico.

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Un altro modo che non consiglierei è la cronaca un tantino pedante delle azioni solite che si compiono regolarmente durante il giorno: “Svegliato, sbarbato, fatto colazione con caffelatte e biscotti, scelto camicia pulita a righe…eccetera”. Tuttavia, se vi dovesse portare beneficio, non vi è nulla di male, fintantoché trovate rilassante il racconto delle vostre routine – e non vi limitate alle routine.

Niente preoccupazioni riguardo a grammatica, stile e punteggiatura. Se preferite un tipo di penna ad un altro, va benissimo (non matita, quello che scrivete deve rimanere, contro ogni tentazione di correzione: non è un compito a casa, o una relazione per l’ufficio, ma è per voi soltanto, e nessun altro deve leggerlo senza il vostro permesso1, e se volete totale libertà non vi consiglio di leggerlo a nessuno).

Uno dei miei maestri, il Professor Jack Rosenberg, suggerisce di prendere in mano il diario ogni giorno, anche se non si ha voglia di scrivere nulla, annotando magari soltanto la data del giorno. Sarebbe buona cosa scrivere subito prima di dormire, quando si è sonnolenti, e poi appena prima di alzarsi dal letto. Personalmente ritengo che vada bene qualsiasi momento, basta che se ne faccia uso. Rosenberg insiste soprattutto per la scrittura appena svegli, per annotare i sogni, che svaniscono dalla nostra memoria alla minima distrazione.

“E chi ha tempo” direte voi “di scrivere i sogni la mattina, quando ci si deve catapultare in bagno per lavarsi e correre al lavoro?”.  Non è necessario scrivere tutta la storia. Una serie di parole “chiave” in sequenza (la sequenza temporale del sogno) può spesso bastare per far ritornare in mente il sogno stesso. E non perdete tempo ad interpretarlo, serve solo a conoscere meglio la vita del vostro subconscio, o come dice Rosenberg, ad “onorare l’esistenza di quella parte di noi che si chiama subconscio”. Quindi osservatelo con curiosità e interesse, ma senza dargli connotazioni negative o positive.

Acquistate un quaderno molto solido, in modo che non sia facile strapparvi le pagine. Perchè? Rileggendo il vostro diario potreste provar vergogna, stizza, pena, senso di colpa per cose che avete scritto in passato, così tanto da voler distruggere quelle annotazioni. Questo è controproducente. Nel vostro diario siete liberi di dire e fare tutto quello che preferite, ma cancellare o distruggere quei vostri stati d’animo, quelle vostre espressioni di un tempo é l’unica cosa che non dovete fare. Potete invece studiare quelle pagine e scoprire che valore possono avere i vostri momenti passati oggi, oppure se e come sono stati causa di emozioni che legano eventi del passato remoto al passato prossimo o al presente, e come i primi possono eventualmente influenzare i secondi.

Sono incazzata neraNon spaventatevi se eventuali connessioni chiarificatrici non vi saltano agli occhi immediatamente.  Se vedete solo una serie di sfoghi o commenti senza particolari connessioni se non la causa immediata che vi ha portato a scriverli sul diario, non c’é nulla di male. Se avete pazienza salteranno fuori e imparerete a scoprire CHI SIETE VERAMENTE.

Fondamentale è l’annotare non solo eventi spiacevoli, brutti o stressanti, ma anche i momenti piacevoli, gioiosi o eccitanti, altrimenti avrete un’idea sbilanciata della vostra esistenza e di quello che vi muove dentro, nel bene e nel male e in tutte le varie sfumature che stanno nel mezzo. Quindi non svalutate i momenti positivi.

Per la cronaca giornalistica una notizia è solo una cattiva notizia. Per la cronaca della vostra vita, dei vostri pensieri, sentimenti ed emozioni, questa regola non vale nulla.

Se incominciate a notare delle azioni o reazioni che continuano ad apparire con una certa regolarità, magari partendo da tempi remoti che vi sono tornati alla superficie della memoria, non significa che non siete in grado di cambiare o che tale modello di comportamento rappresenta esattamente quello che siete. Limitatevi a notare la cosa senza maledirvi perché continuate a fare il passo che vorreste evitare.

Cercate di ricordare invece in che stato vi trovavate quando avete agito in quel modo, cosa vi era successo nelle ore o giorni precedenti. Annotate anche come reagisce il vostro corpo a questa e quella situazione, imparate legate le espressioni del vostro corpo alle varie situazioni. Annotate le sensazioni del vostro corpo mentre rileggete e magari scoprite qualcosa d’interessante.

In altre parole, il diario deve servire ad imparare a conoscere cosa realmente vi muove, nel bene e nel male, nella gioia e nella tristezza, o vi lascia indifferenti, senza criticarvi o esaltarvi, odiarvi o considerarvi meglio di tutti. Infine imparate a riconoscere i segni del corpo, le sue risposte.

In questo modo sarete in grado di “sbloccare” le semplici connessioni di causa-effetto, quelle che precedentemente ho sottolineato come assai più complicate di quelle che appaiono lì per lì (esempio: mi ha tagliato la strada e anche se m’arrabbio raramente, questa volta gli ho strombazzato e persino inseguito con la voglia di fare a botte, perché questo l’ha fatto apposta….. Com’é che proprio oggi vi siete infuriati, visto che di solito non ve la prendete più di tanto?)

Sentitevi totalmente liberi di scrivere, disegnare, attaccare tutto quello che volete alle pagine di quel diario. Potete scrivere in forma di lettera a questa o quella persona, moglie, marito, padre, figli, madre, capo ufficio, presidente della repubblica. Oppure come lettera a voi stessi, o a una persona immaginaria, un vostro alter ego, o una persona che avete visto al supermercato anche per un secondo. O a una persona morta. Potete scrivere per aforismi, commentare la citazione di qualcun altro, attaccare come in un collage una foto che vi ha colpito, una foto scattata da voi, o quello che più vi piace. Non abbiate paura di essere volgari, sdolcinati, noiosi, rabbiosi, razzisti, oltranzisti (o creativi). Meglio scrivere questo e quello sul diario piuttosto che agire nel mondo, ferire qualcuno che vi sta in fondo a cuore – o che vi sta molto, molto a cuore – o da cui magari dipendete.

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(Traduzione: C’é un’enorme quantità di libertà che ti viene incontro quando non prendi più nulla personalmente  –  Don Miguel Ruiz)

 Ricapitolando:

  • Se siete troppo furiosi, fuori della grazia di Dio – o troppo depressi – fate un poco di esercizio fisico prima di scrivere il diario. Andate su e giù per le scale di casa, fate flessioni, e fate una serie di respiri profondi – possibilmente con una sedia vicino.
  • Libertà assoluta di espressione e di stile o non-stile (quello che viene a seconda del momento).
  • Scrivete quello che vi colpisce nel positivo e nel negativo, e cercate di ricordare come ha risposto in quel momento il vostro corpo (nodo alla gola, calore alle guance, senso di micro-punture alla punta delle dita, peso allo stomaco, senso di schiacciamento al petto o soffocamento, senso di perdita di peso, eccetera).
  • Quando il diario è uno sfogo, puo’ essere anche in forma di lettera “aperta” verso la persona con cui desiderate sfogarvi, in forma di rabbia, insulto, critica, confessione, commento, analisi, complimenti, dichiarazione di amore o guerra. E può essere chiunque. Anche qualcuno che non c’é più.
  • Se potete annotate i sogni, belli, brutti, noiosi, erotici, eccetera. Siate stenografici – solo parole chiave che seguano la cronologia del sogno – se avete fretta.
  • Non cancellate ciò che avete annotato in passato, non strappate pagine contenenti cose che oggi vi ispirano vergogna.
  • Il diario non siete voi, ma un mezzo per capire meglio quello che vi succede nell’esistenza. Voi siete una cosa ben più complessa! Quindi niente giudizi su di voi a partire da quello che rileggete, specie quei giudizi – pericolosi perché sempre sbagliati -che partono da un fatto, un evento o un sentimento per allargarsi a comprendere tutta vostra personalità o addirittura la vostra essenza, mente e cuore. Questo è un errore grave. Il diario serve a studiarvi, osservare voi e il mondo o voi nel mondo, non a maledirvi o esaltarvi.
  • Trattenetevi dal condividere il vostro diario con chiunque, specie moglie, marito, figli, padre, madre, fidanzato, fidanzata. Ma anche amico del cuore, amica del cuore. Se così farete, presto vi sentirete non più liberi. Non cedete a questa tentazione. Se qualcuno vi tratta da cospiratori, non fatevi venire il dubbio che forse non è giusto, o peggio che forse è veramente una forma inconscia di cospirazione. Provate a spiegare che non è fatto per cospirare contro qualcuno ma per aiutarvi a vivere meglio.  Non è detto che vi capiscano, ma ciò non toglie che è un vostro legittimo diritto.

1 Il discorso “tra di noi non ci devono essere segreti” non è accettabile sia che provenga da una madre, da un padre, da fratelli o sorelle, sposo o fidanzato, amico o amica.  A nessuna età. Qualcuno, a causa di una educazione dove non venivano posti limiti, potrebbe non capirlo. Dove potete, avete diritto a fare rimostranze ben chiare, se vi si richiede di condividerlo o scoprite che qualcuno ve lo ha letto. Se non avete la forza di imporre i vostri paletti, dovrete nasconderlo, o metterlo sotto chiave – e senza sensi di colpa (perché sono gli altri che stanno invadendo senza diritto il vostro privato, che siano genitori, fidanzati, fratelli o sorelle maggiori o minori, mariti o mogli).

Guido E. Valobra de Giovanni – Tel: 366 532 4163

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