Quando il Coach perde la bussola

Devo incominciare con il chiedere scusa a coloro che mi hanno seguito negli anni passati.
Vi è stato un lungo silenzio e questo blog è rimasto senza pubblicazioni per dieci mesi.
Tanto mi ci é voluto per ricominciare a riprendermi da una perdita importante (e non intendo una perdita alla roulette).
Piano piano mi sono ripreso, e dopo aver ponderato a lungo ho deciso che, senza omettere di aiutare chiunque richieda i miei modestissimi consigli sui problemi più classici del coaching, mi dedicherò in particolare al coaching delle persone affette da Deficit dell’Attenzione con Iperattività.
Contrariamente a quello che ancora molti credono, é stato stabilito che tale problema (un problema neurologico del Sistema Nervoso Centrale) non si riaggiusta da solo diventando adulti, ma rimane per tutta la vita. A seconda del soggetto, i sintomi possono migliorare o peggiorare, ma non spariranno mai completamente.
Non è quindi un disturbo dell’infanzia ma un disturbo che avviluppa l’intero ciclo della vita. Non è un disturbo dei bambini maschi, ma di tutti, maschi e femmine. Ed è un disturbo che fu diagnosticato a me all’età di 47 anni e che mi ha creato ostacoli e sofferenze che avrei tranquillamente potuto evitare, sia nella sfera degli affetti personali così come nella carriera, se non ne fossi stato affetto.
Ma prima di dedicarmi ad aiutare il prossimo praticamente, occorre che questo problema neurologico venga compreso, e la sua comprensione divulgata adeguatamente.
Si presume che un 5% della popolazione ne sia affetta. Queste persone hanno davanti a loro il rischio di una vita desolante, con un’alta percentuale di abbandono precoce degli studi (anche perché spesso appaiono in contemporanea altri disturbi dell’apprendimento, dislessia, disgrafia, discalculia), ribellioni verso la società con comportamenti antisociali, dipendenze da droghe (principalmente anfetamine, poiché molti sintomi inizialmente migliorano), alcol, precoce carcerazione, sviluppo di stati ansiosi, depressione, disturbi della personalità.
Sotto questo aspetto, lo scrivente può ritenersi fortunato. Tuttavia se tale diagnosi mi fosse stata rivelata in era pre-adolescenziale, e trattata di conseguenza, di certo la mia vita sarebbe stata assai differente. II dolore e l’umiliazione sono parte dell’esistenza di ciascuno di noi, ma quando esistono degli handicap che ci fanno sudare tre volte di più per ottenere gli stessi risultati di coloro che ci stanno intorno, e per di più si viene anche colpevolizzati per i sintomi che tale disturbo produce (l’handicap non si vede e non viene riconosciuto) allora l’esistenza si colora di problematiche assai peculiari. Per questo molti si votano alla ribellione asociale. Io, nella lunga ricerca (e tentativo di comprensione) di me stesso, ho scelto una professione che si prefigge di portare aiuto e sostegno agli altri. Ritengo sia giunto il momento di aiutare i meno fortunati che si trovano a lottare quotidianamente, spesso vanamente, contro qualcosa che non conoscono, ma di cui non hanno colpa alcuna: il Deficit dell’Attenzione con Iperattività (DDAI in Italia, ADHD nei paesi di lingua anglosassone).

Guido Valobra de Giovanni – Tel: 366 532 4163 – lifecoachtorino@gmail.com

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