Il Basic Fault

(Foto: Faglia di Sant’Andrea – in inglese: San Andreas Fault – California)

“Guardatevi dall’aridità di una vita troppo occupata”

Socrate

 

Viene qui liberamente tradotta (nel senso che alcuni paragrafi vengono omessi per brevità) la prima stesura del testo Navigating the End Zone, così come venne distribuita agli studenti dell’Istituto IBP (Integrative Body Psychotherapy) di Santa Monica, California.
Ciò che viene contenuto in questo breve saggio è quindi protetto dal copyright INTEGRATIVE BODY PSYCHOTHERAPY ROSENBERG-KITAEN CENTRAL INSTITUTE ©

Il nostro Basic Fault si può definire come l’ interruzione principale del nostro benessere interiore e della sua costanza. Nel corso della vita questo tema, in gran parte generazionale, dell’infanzia, tende a diminuire, sminuire, erodere il senso che abbiamo di noi stessi, degli altri, e del mondo.

Un senso di vuoto – che spesso appare come malessere – é quello che noi proviamo e che risiede nel nucleo vitale della nostra umana esistenza.

Chiamiamo tale dilagante, penetrante, basilare condizione il Basic Fault.

E’ questa – cioè il Basic Fault – il nostro più grande ostacolo al cambiamento. Abbiamo speso l’ intera nostra esistenza a cercare di aggiustare, calmare o celare il nostro Basic Fault. Proviamo ad evitare di provare il dolore del Basic Fault evitando il silenzio, riempiendoci di occupazioni di ogni genere.

Per evitare questo senso di sconforto cerchiamo di ottundere e desensibilizzare la nostra mente e il nostro corpo. Senza tregua ci diamo da fare per evitare il nostro senso di sconforto con ricerche secondarie, comprando questo e quello, migliorando la nostra presenza fisica (il nostro look), aumentando la nostra conoscenza, ottenendo sempre più titoli accademici o certificati di competenza, ecc. Combattiamo per guadagnarci un po’ d’amore, cerchiamo di trovare sollievo attraverso il sesso, troviamo nuovi hobbies, o facciamo esercizio fisico. Oppure prendiamo medicine e andiamo in terapia per alleggerire la nostra psiche, o ci dedichiamo a pratiche religiose e/o spirituali per alleviare la nostra anima.

Tutto sembra aiutare, fino a un certo punto, per un po’ di tempo. Come il suono del cri cri di un grillo, questo dolore non ben identificato ci inganna facendoci credere che proviene da una certa fonte, poi da un’altra e un’altra ancora, rendendone difficile il riconoscimento.

Proprio nel momento in cui ci risvegliamo nella realtà che ci disvela che le precedenti tecniche protettive non hanno funzionato e non funzionano, il nostro basic fault si erge per diventare predominante. Il dolore, l’insicurezza

e la quantità di ramificazioni che porta con se finiscono con il sopraffare il nostro benessere.

Questo è il momento di guardare in faccia il nostro Basic Fault, per poterlo alleviare, per rimarginarne la ferita, e fare una pausa. Per aver la possibilità di raggiungere tale risultato, occorre prima arrivare a comprendere l’origine di questa nostra condizione. Il primo passo è superare i sistemi artefatti inventati per gestire i due temi principali della nostra esistenza, temi separati e nello stesso tempo intricatamente interconnessi.Un primo tema é quello ESISTENZIALE – SPIRITUALE, un secondo é quello PSICOLOGICO – RELAZIONALE. Il Basic Fault è il risultato dell’impigliarsi l’un con l’altro dei due temi, e della confusione tra i due. La condizione ESISTENZIALE – SPIRITUALE è la nostra eterna , per lo più inconscia, sensazione viscerale della nostra solitudine esistenziale, del nostro stato transitorio, di spazio vuoto. Il tema PSICOLOGICO – RELAZIONALE é l’espressione della nostra memoria emozionale della perdita, della solitudine e della mancanza d’energie percepita come un neonato nel momento in cui sente di non avere un genitore disponibile per poterne ricevere il senso di conforto e di sicurezza.Questo secondo tema proviene dall’espressione mnemonica delle nostre ferite emozionali, causate dall’imperfezione dei legami di attaccamento con la prima persona che si è occupata di noi – solitamente nostra madre.

Anche nella migliore delle condizioni famigliari/genitoriali, normali interruzioni di legame non possono non accadere. Tuttavia, tanto più fragile é stato il legame iniziale – quello più remoto nella nostra infanzia, quanto più intenso il nostro Basic Fault crescerà nel corso della nostra esistenza . Legare insieme i due temi, esistenziale-spirituale e psicologico-relazionale significa volerli mantenere entrambi così come sono, intatti. Se non li consideriamo come due esperienze distinte, non saremo in grado di risolvere effettivamente né l’uno né l’altro, o di raggiungere una condizione di rappacificazione.

Il Basic Fault rappresenta il dolore che sta alla base del nostro essere. Se non viene confrontato, il Basic Fault é destinato a formare un ciclo senza fine di ripetizioni di quel dolore. E’ quel dolore che si nasconde sotto tutti i nostri pensieri, credenze, paure, desideri e azioni.

Il Basic Fault è la radice e la base sotterranea dei nostri tipi di comportamento psicologico-relazionali, e di tutte le ferite emozionali che ne conseguono. Il Basic Fault perpetua, per il resto della nostra esistenza, quello che abbiamo appreso dalle nostre ferite più remote, quelle avvenute nel periodo neonatale. Il Basic Fault crea quelle credenze e quelle paure che proiettiamo sugli altri, e ci fa vedere gli altri come chi ci continua a ferire sempre nello stesso modo, nel vecchio modo di sempre. Purtroppo tale condizione appare e riappare proprio – e soprattutto – durante le relazioni più intime e profonde, quelle che ci sono più care. Il nostro tentativo di difesa è trovare sempre qualcuno che riesca a riaggiustare il nostro Basic Fault, i nostri mariti o mogli, i nostri amanti, amici, figli, terapeuti, persino i nostri animali domestici. La maggior parte dei tradimenti e le delusioni che proviamo durante la nostra esistenza si basano sugli inutili sforzi che dedichiamo a questo compito impossibile. Siamo propensi a credere che amore, relazioni, matrimoni saranno in grado di riparare il nostro Basic Fault Quando ci accorgiamo che non funziona ci sentiamo traditi, e perdiamo il senso della speranza e dell’amore. Nessuno può riparare il nostro Basic Fault per noi. E’ una prova che riguarda solo noi. Molti hanno tentato di identificare la fonte di questo dolore attraverso studi di filosofia, psicologia, studi spirituali e religiosi. Michael Balint, Morris Berman e diversi altri considerano questa condizione come psicologico-relazionale.

“Uno dei contributi più importanti a questa discussione, fu il volume pubblicato da Michael Balint, The Basic Fault, il cui titolo egli ritenne che fosse in grado di catturare l’essenza di tale condizione. C’é qui la possibilità di intendere un doppio significato: con il termine “fault”, Balint non intendeva solamente parlare di “errore”. La sua analogia era rivolta al significato di faglia, in senso geologico, una divisione, una spaccatura della crosta terrestre in grado di produrre terremoti nel momento in cui si producono condizioni di particolare tensione. Ma il Fault (faglia) é anche un Default (inadempienza): riguardo alla condizione umana, in un qualche modo, durante la primissima infanzia di molti di noi – se non di tutti noi – la persona che ci era pù vicino – di solito nostra madre – non fu in grado di muoversi in armonia con le nostre necessità. Quando ne avevamo bisogno, spesso non era presente, e altrettanto spesso si comportò in maniera intrusiva nel momento in cui avevamo bisogno di rimanere soli. In entrambi i casi ci fu una condizione di mancata corrispondenza, ciò che lo psicologo austriaco Otto Rank chiamò un caso di errato rispecchiamento (faulty mirroring), una condizione che tende ad essere la regola, piuttosto che l’eccezione. L’ “adattamento” tra il nostro primo ambiente umano e il nostro Sé si trovò ad essere fuori posto, e da quel momento in poi, le relazioni tra il nostro Sé e il mondo, tra il nostro Sé e gli altri, venne turbato. Questo riapparve nella nostra psiche come sensazione che qualcosa non andava, che qualcosa era mancante. Un crepaccio, un abisso o qualcosa di simile (il nemo di John Fowles) si era irrimediabilmente aperto nella nostra anima, e noi avremmo quindi speso il resto della nostra vita, solitamente in modo inconscio e obbligato, tentando di riempire tale abisso.L’enorme potere di questa sensazione di vuoto, come notato in precedenza, deriva dal fatto che il Basic Fault ha un fondamento biologico. E iscritto nel tessuto corporeo ad un livello primario. Il risultato è che non potrà mai essere eradicato totalmente. Per ritornare al livello base, dobbiamo rintracciare i passi della ontogenesi umana e capire cosa accade ai neonati della specie umana nel corso del loro sviluppo iniziale.

Morris Berman – Coming to our senses, Pp 23

La condizione psicologico-relazionale-emozionale del Basic Fault deriva dalla memoria interiorizzata di una ferita emozionale ricevuta durante l’infanzia. Questa spaccatura della percezione corporea del nostro sé, del senso di stabilità e speranza viene sviluppata in periodo neonatale, ed è, di solito, un tema generazionale.

La solitudine psicologico-relazionale nasce da una memoria di fondo, per la maggior parte inconscia, del senso di attaccamento che è stato lesionato durante l’infanzia.

Il dolore e l’insegnamento impartito da tale danno persiste e definisce il colore della maggior parte del nostro modo di percepire noi stessi, gli altri, e il mondo.

Questo vale anche per coloro che hanno goduto di una normale, amorevole e quotidiana attenzione parentale. Tuttavia quanto più è mancato l’affetto fisico e l’empatia della madre o di un adulto con il bambino (Empathic Attunement), tanto più devastante sarà il Basic Fault. Questo senso di malessere si troverà nascosto dietro ciascun pensiero o sensazione difettiva dell’adulto, ma raggiunge un livello conscio nel momento in cui ci si trova ad essere emotivamente instabili.

Dal momento che il nostro Basic Fault si sviluppa in un periodo pre-verbale, durante il primo periodo di vita, esso permea il nostro essere, il nostro corpo, ed é relativamente inaccessibile al pensiero lineare. Il nostro naturale bisogno di essere amati, desiderati, sorretti, validati é ciò che dà forza al dolore legato al Basic Fault.

La condizione Spirituale-Esistenziale deriva dall’umana, inconscia, viscerale nozione dei problemi legati all’esistenza, in particolare alla solitudine esistenziale. Tale sensazione può talora essere vissuta in forma di bisogno spirituale. La solitudine esistenziale é la nostra inspiegabile percezione sensoriale di ciò che potremmo chiamare lo spazio vuoto, la non-esistenza e transitorietà.

Tutto sta cambiando. Non c’è nulla a cui aggrapparsi. Nel nostro centro profondo, ci rendiamo conto dell’esistenza di un vuoto senza fine che non può essere colmato da nessuna delle nostre ordinarie esperienze.

Per tale ragione, lavoriamo innanzitutto con l’aspetto psicologico, e per agire con efficacia sui temi psicologici, dobbiamo agire sul nostro corpo perchè venga integrato e impiantato nel nostro essere.

[N.D.T.: Il nome della scuola, Integrative Body Psychotherapy, spiega quest’ultimo passaggio. Il neuropsicologo Antonio Damasio riflette, nel suo famoso testo “L’ Errore di Cartesio” sul grave errore che ha coinvolto il pensiero occidentale per secoli, ovvero la dualità corpo/anima, che considerava il corpo e l’anima due cose differenti e distinte. Questo non è né scientificamente, né psicologicamente vero, anche se la nostra esistenza sembra dividere il nostro essere in psiche e corpo. Per questo motivo molte scuole di terapia come questa oggi tendono a riportarci a connettere le nostre esperienze psicologiche con le sensazioni, o espressioni, del nostro corpo. Oltretutto, l’errore cartesiano sta alla base della nozione che una certa condizione “sia solo un problema di mente”, senza che il corpo non ne sia coinvolto. Tale nozione, che rimane alla base del concetto che un individuo si possa “dare una mossa e aggiustare i cattivi pensieri, o peggio, i grilli per la testa con una scrollata di spalle” è smentito dalla biochimica, dalla neurologia, dalla neurobiologia, dalla psico-neuro-immunologia, dalla psichiatria e dalla maggior parte delle scuole psicologiche].

(…) Per ora, un sistema veloce per indicare la nostra ben famigliare, infantile bugia dettata dal Basic Fault, quella bugia che ci ha ossessionato per tutta la vita:

Ciascuno di noi ha un tema ben famigliare, un tema emozionale, destabilizzante, personificato, che ci ha seguito durante tutta la vita. Andate indietro nella vostra memoria. Provate a scoprire se vi riesce, velocemente, senza pensarci troppo, identificare quel pensiero o quella sensazione che normalmente salta fuori quando i vostri sentimenti vengono colpiti, quando vi sentite tristi, giù di corda, quando vi sentite insicuri o contrariati.

C’é da sempre. E cosa dite a voi stessi? Il tema sottinteso è sempre quello, sempre lo stesso. Posate la mano sulla parte del vostro corpo dove generalmente sentite quello scombussolamento. Provate a vedere se vi riesce di esprimere questo pensiero/sensazione con una breve frase.

I temi più comuni sono: sono tutto solo, nessuno mi capisce, non c’é nessuno, devo sempre far le cose da me, non sono capace abbastanza, sono di troppo, sono cattivo, sono uno stupido, non è giusto.

Identificate il tema che vi è (più) proprio. Da quanto tempo tale Basic Fault vi ha rovinato l’esistenza? In che modo questo tema ha minato il senso che avete di voi stessi e il percorso della vostra vita? Quanta energia avete speso per cercare di compensare al vostro Basic Fault?

Quando il vostro Basic Fault viene attivato, è molto probabile che vi sentiate sostanzialmente cattivi, difettosi, immeritevoli…non importa quale sia la realtà, o quanto siate state bravi e quanto successo possiate aver raggiunto. Il sentimento che provate nel vostro corpo di esser soli, spesso un sentimento di annientamento, è il vostro Basic Fault. La menzogna, il pensiero fallace che che esso ripete all’infinito non è altro che la spiegazione, di tipo infantile che adottate per spiegare perchè siete soli. Per esempio: “Deve esserci qualcosa di sbagliato dentro di me”.

Nonostante si presenti in forma di unicità in ciascun soggetto, la natura del Basic Fault ha una dimensione universale. Come una faglia da terremoto, o una spaccatura sulla crosta terrestre, il Basic Fault è come una crepa nelle nostre fondamenta, dove si colloca la nostra vulnerabilità, e dove si concepisce una continua, implacabile violenza contro il senso interiore che abbiamo di noi stessi, che a sua volta danneggia le nostre relazioni intime.

Quando il nostro Basic Fault viene attivato, tendiamo a vedere dalla parte del torto gli altri o noi stessi.

I bambini piccoli tendono a credere che tutto in qualche modo li riguardi. Di conseguenza, se un parente non si comporta in modo amoroso e non è disponibile, pensano che sia colpa loro. Questo determina un sentimento inaccurato, che rimane bloccato per sempre entro il loro corpo, una sensazione di essere copevoli, cattivi o difettivi. Quel feeling che il bambino si é autocreato ed é diventato una auto-convinzione, verrà mantenuto con forza, anche se totalmente errato.

L’aspetto psicologico-relazionale del Basic Fault è talmente antico che la sua fallace, difettosa programmazione emozionale viene creduta come vera. Il Basic Fault viene perpetuato nel momento in cui ne interpretiamo il messaggio come una verità innegabile e ne facciamo la nostra guida oggi, adesso. Grazie a questo, crediamo con la massima fermezza che il nostro Basic Fault sia totalmente accurato nel valutare noi stessi e gli altri, nonché la vita in generale.

Invece, tale verità descrive unicamente la nostra ferita emozionale in relazione a colei o colui che per primo si é occupato di noi, e non ha nulla a che fare con chi siamo veramente. (…) Se si continua a trattare il tema suggerito dal Basic Fault come la verità nel tempo presente, questo manterrà la nostra essenza fuori equilibrio, specialmente nelle nostre relazioni intime.

Fintantoché non si confronta questo assalitore perpetuo del nostro benessere, esso continuerà a farci credere che le stesse cose che ci sono sempre accadute, continueranno ad accaderci. Il vostro Basic Fault è quell’eterno tema su cui tutte le successive ferite emozionali si tengono in equilibrio. Esso scatena tutte le paure, i desideri, le difese e le convinzioni risultanti da quelle vecchie ferite patite al principio della nostra vita. Ma se ci mettiamo a lenire le ferite più recenti senza sopire il nostro Basic Fault, l’intero lavoro terapeutico viene compromesso, rimanendo incompleto e insicuro.

Il tuo Basic Fault mina il tuo senso interno dell’io, la sua costanza e il suo benessere…tutte le volte che viene attivato. E’ imperativo che tu non dia alcun nutrimento a questo pensiero errato con l’agire, anche solo per un istante, come se fosse vero. Se anche solo per un momento assecondi il tuo Basic Fault, nutrendolo, questo acquisirà il potere di controllare la tua vita.

Se si provasse a far pace con i temi esistenziali della nostra vita (…) mentre il nostro Basic Fault è attivo, si andrebbe incontro ad una esperienza destabilizzante e a una visione distorta. Per affrontare l’aspetto esistenziale, è possibile sviluppare un luogo interiore a cui rivolgersi che sia sicuro, che si trovi al di fuori del tempo, un luogo della nostra essenza connesso con tutto il resto. Da quel luogo si potrà mantenere il proprio equilibrio nel momento in cui affrontiamo l’intensità di questo apprendimento. Si può sviluppare una zona non verbale dove sostenersi e osservare e alla fine accettare il ciclo dell’esistenza, e acquisire la nozione che la nostra solitudine esistenziale é condivisa da tutti noi, e quindi non siamo soli.

(…) Sviluppare un luogo all’interno del nostro essere che rimanga costante, stabile e credibile – ancorato al corpo. Conseguentemente, una volta in grado di constatare che l’aspetto psicologico del suo Basic Fault si auto-rigenera ma riguarda più la propria storia che le situazioni e le presone su cui lo proiettiamo, allora sarà più facile sostenere il nostro senso interno della costanza (del nostro io reale – N.d.T).

LCT nota:

Il Basic Fault si forma dunque in quello che la scuola IBP definisce Lo Scenario Primario, una situazione che ereditiamo, una situazione in cui ci veniamo a trovare durante il periodo del concepimento e subito dopo. Lo ereditiamo dai nostri genitori, in particolare da nostra madre, come lei lo ereditò a suo tempo.

A conti fatti, tutte le scuole di psicologia, in accordo con le loro teorie, si sforzano di aiutarci a convivere con il Basic Fault delineato nelle teorie della scuola dell’IBP senza che questo continui a governare, distruggendola, la nostra esistenza.

Questa è la traduzione di alcune note della prima stesura del trattato “The End Zone”, del Prof. Jack Rosenberg, fondatore dell’ Integrative Body Psychotherapy, Santa Monica, California, USA.

Certe ripetizioni concettuali sono quindi accettabili, e in un certo modo aiutano la comprensione dei concetti espressi in queste pagine. E’ stato liberamente tradotto nel senso che la traduzione non è stata approvata dall’autore, e alcuni paragrafi sono stati omessi per brevità. Tuttavia, cercando di rispettare al massimo il pensiero degli autori, ci è sembrata di fondamentale importanza la divulgazione di queste pagine.

Le foto e le citazioni al di fuori del testo sono un’aggiunta del blogger.

Guido Valobra de Giovanni

guidovalobra@lifecoachtorino.com

Tel: 3665324163

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