(Don’t) lie to me

Nel 2005 uscì in America il secondo libro di Malcolm Gladwell, saggista e giornalista del New Yorker.

S'intitolava “Blink”, ed era dedicato allo studio della capacità di alcune persone di captare inconsciamente certe verità da segni subliminali che altri non sono in grado di percepire, trascinare queste percezioni a livello conscio e, ove sia possibile, analizzarle razionalmente.

Malcolm Gladwell

Malcolm Gladwell

Fu così che mi capitò di scoprire l'esistenza di uno psicologo e ricercatore universitario, Paul Ekman, che aveva dedicato i suoi studi al linguaggio non verbale del corpo. Allievo di un altro psicologo, Silvan Tomkins – che per primo si occupò con passione, presso le università di Princeton e Rutger, di questo tema – Ekman costituì un team di ricerca con Wallace Friesen e per decenni si occupò – in particolare – dello studio della mimica facciale, sviluppando un sistema di analisi delle espressioni della faccia noto come Facial Action Coding System (F.A.C.S.).

Le sue ricerche, nonché le sue capacità personali di riconoscere e distinguere espressioni del viso incontrollate e incontrollabili da quelle “costruite”, lo ha reso così famoso da catturare l'attenzione dei produttori e sceneggiatori delle fiction TV. A lui é dedicata la serie “Lie To Me” con Tim Roth. In inglese suona come una sfida: prova a mentirmi (se ci riesci).

Paul Ekman

Paul Ekman

Ma i suoi studi hanno avuto implicazioni ben più ampie di quanto egli stesso non si aspettasse. Per esempio, si é sempre stati abituati a pensare che il volto sia la “lavagna” su cui si disegnano le emozioni che proviamo. Il viso, con la sua mimica, é in grado di iniziare un percorso di verso contrario. Assumendo un'espressione, possiamo provocare un'emozione. Lo stesso accade per gli atteggiamenti e la postura del corpo.

Una delle capacità che con la pratica il coach o lo psicoterapeuta acquisisce è la lettura del linguaggio del corpo e delle espressioni di base del volto. Se il discorso del cliente afferma un sentimento o un'attitudine che é in totale disaccordo con quanto sta dicendo, occorre indagare e andare a fondo. Da qui é facile immaginare che le tecniche più sofisticate sono state studiate, adottate e applicate nel mondo del lavoro e in ambito forense

I centri di studio e le università che si occupano di questa materia sono proliferati in tutto il mondo.

In Italia esiste un centro di ricerca, formazione e consulenza che collabora con l'Università di Trieste, il NeuroComScienze (http://www.lab-ncs.com).

Ecco come si descrivono:

 

Ti leggo in volto

Cosa stiamo comunicando quando arricciamo il naso? Perché si sgranano gli occhi? Cosa significa aggrottare le sopracciglia? Attraverso il volto esprimiamo le nostre emozioni, ma non sempre è così facile decodificarle. “Te lo leggo in faccia”, è un detto popolare. Capire invece con certezza gli intenti, i desideri e le motivazioni delle persone è una capacità meno comune che può però essere allenata grazie a NeuroComScience. Il laboratorio è il punto di riferimento in Italia sulle tecniche di analisi scientifica del comportamento non verbale. E non si tratta di fantascienza. Nel corso degli anni sono stati sviluppati da parte di numerosi studiosi diversi metodi e teorie sulla decodifica delle espressioni facciali e del linguaggio del corpo. Strumenti innovativi e utilissimi in determinate professioni e anche nella normale vita di relazione. Una marcia in più che ancora pochi conoscono e che può fare la differenza in moltissimi campi, dalla selezione del personale al coaching, dalla psicologia alla vendita, dalla criminologia al marketing. E si integra molto bene con le tecniche della pnl. Nell’ambito della selezione del personale, l’applicazione della tecnica di decodifica durante il colloquio migliora la precisione del profiling del candidato. Prezioso il contributo nel settore investigativo dove la tempestività è essenziale e permette di indirizzare le indagini verso un più rapido reperimento delle prove. Una metodologia testata, che dà immediati vantaggi competitivi e consente un risparmio di tempo e di risorse. Una utile conoscenza per migliorare tutti i rapporti interpersonali, da quello tra moglie e marito al manager che gestisce azienda e personale: riuscire a controllare anche il proprio comportamento non verbale aumenta la comunicazione persuasiva e il consenso tra i propri collaboratori. Il link del laboratorio NeuroComScience http://www.lab-ncs.com

 

Guido Valobra De Giovanni

 

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Una risposta a (Don’t) lie to me

  1. fiordaliso2911 ha detto:

    Nella “Pragmatica della comunicazione umana “(’71) Watzlawick affermò che ogni comunicazione avviene contemporaneamente su due livelli: quello analogico o non verbale (diretto, figurato o che rappresenta un’analogia) e quello digitale o verbale (simbolico, astratto, specificamente umano). Il primo livello è detto della relazione, l’altro del contenuto. I segnali non verbali si accompagnano sempre alle parole e danno informazioni supplementari sul senso che chi parla intende dare a ciò che dice (serietà, scherzo, rabbia…) I segnali di contenuto danno informazioni, i segnali di relazione danno informazioni sulle informazioni. Se la relazione è vissuta a livello emotivamente negativo (per paura, rancore, ira), diventano più importanti i segnali non verbali: sentiamo solo la collera e non più il contenuto delle parole. I segnali di contenuto si possono comprendere tanto meglio quanto più è positiva la relazione tra gli interlocutori. Spesso è solo dai segnali non verbali che deduciamo che il nostro interlocutore sta dicendo il contrario di quello che pensa, ma può anche succedere che chi parla si “tradisca”, ossia che intenda trasmettere una certa impressione ma che non ci riesca, perchè i suoi segnali non verbali non risultano essere congruenti con quello che dice.

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