Strada Senza uscita

A tutte le donne E UOMINI con figli, separati o divorziati, che desiderano avere un nuovo compagno ma sono schiacciatI da sensi di colpa verso i figli, e cercano di iniziare nuove relazioni dicendo: “Per me l’unica cosa che conta sono i miei figli – oppure – l’unica cosa importante sono i miei figli” … e ancora peggio se al posto dei figli ci mettete (o aggiungete alla lista) la mamma, il papà, la vecchia cara nonna, il cane Dudù, il gatto Foffo, eccetera.

PENSATE bene a quello che state dicendo, e se fate fatica a trovare l’uomo giusto o la donna giusta, prima di arrivare a novant’anni lamentandovi che nessuno vi capisce, siete destinati a star soli e una persona decente per condividere la vita non esiste, chiedetevi ADESSO cosa state facendo, e dicendo, vagliate molto bene i pro e i contro, perché se veramente desiderate qualcosa di più del sesso qua e là (che è una scelta assolutamente legittima), ma volete veramente con-dividere la vostra vita con qualcun altro, AVETE SCELTO LA STRADA PEGGIORE.

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Guido Valobra de Giovanni – Tel 366 532 4163
guidovalobra@lifecoachtorino.com

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Cose di PNL (PsicoNeuroLinguistica) – Clare Graves e le Dinamiche a Spirale

Devo dire che di PNL me ne intendo così così. E da buon ultimo mi sono imbattuto in queste benedette Dinamiche a Spirale, un altro sistema per capire dove uno sta di casa in questa o quella situazione esistenziale – in altre parole, un soggetto può trovarsi ad un certo livello per quanto riguarda l’ambiente lavorativo, in un altro per quanto riguarda la famiglia o la comunità in cui si trova. E’ un sistema più aperto di quello di Abraham Maslov o di quello di Erik Erikson (Nota bene: Erik, non Milton Erikson, quello dell’ipnosi e del Metodo Sistemico).  Maslow si occupa della gerarchia dei bisogni dell’essere umano, Erikson degli stadi evolutivi dell’essere umano. Graves, peraltro, ci informa più su tipi umani belli fatti e finiti, o quasi. Non è quindi un modello evolutivo della personalità come quello di Erikson, o una distinzione delle condizioni umane a seconda di quello di cui uno sente il bisogno. E le sue categorie sono estremamente fluide, è possibile spostarsi su e giù, dall’una all’altra, in differenti condizioni socio-psico-biologiche.

Molto carino, può dare un’idea riguardo alla persona con cui il life coach si trova a collaborare, i suoi percorsi cognitivi e comportamentali.  Se il cliente crede nei segni zodiacali ha un certo tipo di colore, se legge il Sole 24Ore dalla prima pagina all’ultima ha un diverso colore, se immagina che Tony Robbins rappresenti la seconda venuta del Cristo, ha un terzo colore diverso dai primi due, e così via dicendo. Il Dr. Claudio Belotti, che deve essere per lo meno di segno verde (vedi poi) ha gentilmente condiviso un ottimo lavoro in slide show, che vi propongo.  Potrete divertirvi a trovare il colore che vi appartiene.

Le fasi evolutive di Erikson – che era influenzato possentemente dal vecchio Freud, con una spruzzatina di Jung – sono le seguenti:

1. Prima Fase: fiducia e della sfiducia di base modulate dalla speranza e che si acquisiscono nel rapporto con il materno costituito sia da gratificazioni che da frustrazioni. Aspetto negativo: il rapporto col materno, se deteriorato nel suo aspetto, può esprimersi nell’adulto in una forma di idolatria.
2. Seconda Fase: emerge la virtù della volontà. E’ il periodo in cui si acquisisce il controllo in relazione al sentimento di vergogna. Aspetto negativo: la degenerazione di questa fase può portare al legalismo ovvero la soddisfazione nel punire più che nel comprendere e compatire.
3. Terza Fase: emerge la fermezza che si acquisisce in relazione al senso di colpa per aver utilizzato qualsiasi mezzo (soprattutto aggressività) per il raggiungimento dei propri scopi. Aspetto negativo: prevalendo la drammatizzazione, è costituito dalla finzione, dall’inscenare nella vita adulta un’identità non propria.
4. Quarta Fase: acquisizione del senso di competenza e di efficacia. Si apprendono cerimoniali sociali ed è il periodo dell’educazione formale (scuola). Aspetto negativo: la controparte negativa dell’educazione formale può essere un eccessivo formalismo nell’adulto che potrebbe inibire la spontaneità.
5. Quinta Fase: adolescenza. Si acquisisce un senso di identità stabile, coerente e separata dagli altri. Emerge la fiducia nei propri schemi di riferimento. Aspetto negativo: un esito negativo di tale fase in cui c’è un bisogno di adesione ideologica, è il totalitarismo, ovvero il corrispondere in modo esclusivo e fanatico a ciò che appare ideale.
6. Sesta Fase: inizio dell’età adulta. Emerge la tendenza affiliativa, intesa come compartecipazione a diverse attività come il lavoro, l’amicizia e l’amore. L’amore viene inteso come un impegno nelle relazioni. Aspetto negativo: risvolto negativo di questa fase è la creazione di gruppi esclusivi ed elitari che esprimono una forma di narcisismo comunitario.
7. Settima Fase: periodo della generatività ovvero dell’esercizio della propria capacità produttiva. Emerge la sollecitudine come tendenza ad occuparsi del proprio simile (allevamento dei figli, trasmissione della cultura, assistenza, sostengo economico, ecc.). Aspetto negativo: aspetto negativo della sollecitudine è nell’autoritarismo, in cui ad esempio la trasmissione della cultura avviene attraverso l’abuso di potere e non attraverso un uso democratico di tale potere che favorirebbe un atteggiamento critico e creativo.
8. Ottava Fase: è il periodo della vecchiaia, del bilancio e delle riflessioni sull’esistenza. Devono essere integrate le dimensioni psicologiche dell’integrità e della disperazione. La disperazione è legata all’inevitabilità della morte. La virtù che emerge è la saggezza, intesa come interesse distaccato per la vita in sé al cospetto della morte, e che rende la vecchiaia più vitale e gioiosa. Aspetto negativo: si contrappone alla saggezza la supponenza ovvero la convinzione, poco saggia, di essere davvero saggi.

Naturalmente, uno può rimanere vita natural durante incastrato in una delle fasi evolutive iniziali o di mezzo, con conseguenze di vario genere, quasi nessuna piacevole.

Ripropongo infine la piramide delle necessità umane di Maslow (che conosceva Graves e pare che avesse riconosciuto, in età avanzata, la superiorità del sistema aperto delle Dinamiche a Spirale).

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Le Dinamiche a Spirale aiutano ad orientarsi su strategie che il cliente può provare a seguire senza ritrovarsi ad essere un pesce fuor d’acqua, e il life coach può aggiustare meglio la sua andatura a quella del cliente stesso.

Guido Valobra de Giovanni – Tel: 366 532 4163

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Cos’é la “Psicologia Pratica” e come si applica al coaching personale?

Si tratta dell’applicazione delle teorie del modello Sistemico-Strategico, ideate dagli psicologi dell’ Istituto per le Ricerche sulla Mente (MRI) di Palo Alto, California, e della scuola del Centro di Terapia Breve Focalizzata su Soluzioni (SFBT) di Milwaukee, Wisconsin, la quale è considerata una variante della scuola di Palo Alto. Queste teorie, che inizialmente trovarono la loro applicazione nella cura di patologie mentali comuni, si sono rivelate in seguito come modelli fondamentali anche nel coaching, cioè nell’orientamento e supporto per la soluzione di problemi e il raggiungimento di obiettivi, sia per le persone singole che per le aziende.

Le basi della Psicologia Pratica sono le seguenti:

1) Trasformare le richieste del cliente in positivo, se presentate in negativo (es: da “odio il mio lavoro” a “desidero invece occuparmi di…”

2) Muoversi con il cliente sul piano dell’azione

3) L’azione si muove e si struttura sul Qui e Adesso.

4) Gli obiettivi sono specifici, concreti, e quindi ottenibili.

5) L’intero processo rimane sempre sotto il controllo del cliente

Questo tipo d’intervento parte da 10 presupposti – o postulati – fondamentali:

1. I vantaggi del focalizzarsi sul positivo, poiché muovendosi in tal senso e orientandosi sulle soluzioni future si facilita il cambiamento verso la direzione desiderata. Per questo ci si interessa alla soluzione, piuttosto che al problema.

2. Le situazioni eccezionali possono suggerire le soluzioni. Il cliente tende talora a considerare la risoluzione di situazioni difficili incontrate in passato come dovuta prevalentemente al caso (fortuito). Talora si tratta di fortuna,ma più spesso il cliente sottovaluta i suoi sforzi e la sua capacità di influenzare gli eventi. Il riesaminare queste azioni passate può suggerire possibili – e ripetibili – soluzioni.

3. Il cambiamento accade di continuo e nulla (e nessuno) è mai lo stesso. Non è vero che le situazioni e/o le persone non cambiano mai. Assoluti sulle situazioni o sul comportamento delle persone non esistono.

4. Piccoli cambiamenti aprono il passaggio verso cambiamenti più grandi. I clienti quasi sempre provano a risolvere i loro problemi o a raggiungere il loro obiettivi per conto loro. Rivedendo insieme al coach le loro strategie e individuando insieme iniziali cambiamenti di calibro limitato, il cliente si può muovere in varie direzioni, e attraverso diversi piccoli interventi pavimentare la strada a cambiamenti di valore più ampio.

5. La cooperazione tra cliente e coach è fondamentale. I clienti spesso arrivano affermando nessuna soluzione è possibile per i loro problemi. Questo non significa che non desiderino più che mai cambiare la condizione in cui si trovano. Tale posizione viene talora considerata “resistenza”. Si tratta di legittime paure che l coach dovrà aiutare a superare. L’aver tentato tante volte di cambiare senza successo corrode a poco a poco le speranze e quindi il cliente, pur desiderando il cambiamento, ha perso fiducia nelle sue capacità di crearlo. Si scoprirà insieme nuove strade, poiché ce ne sono sempre.

2013-05-15 12.43.586. In generale, la gente è piena di risorse. Talora c’é solo bisogno di un po’ di appoggio, di una persona con cui dare corpo a strategie che in forma embrionale esistono già nella nostra mente. Per questo il life coach punta sulle capacità, oltre al desiderio, che il cliente ha dentro di se per agire, risolvere, superare ostacoli, creare, e muoversi nella direzione giusta.

7. L’esperienza che facciamo di un problema dipende da come percepiamo tale problema, ovvero il significato e l’esperienza (di un dato problema o un dato obiettivo) vengono costruiti dall’interagire dell’uno con l’altra. A seconda della situazione, del momento, dell’umore noi percepiamo una situazione, un segno, un’azione in un modo piuttosto che in un altro. Se si cambia il significato (cioè cioè che pensiamo di una certa situazione o condizione), talora può anche succedere che certi problemi non siano più tali, o che la soluzione ci appaia improvvisamente, spesso in forma semplice e facilmente realizzabile. Questo postulato, che appare così ovvio, nella vita quotidiana viene quasi sempre ignorato. Il risultato è che trasformiamo in verità oggettiva le nostre esperienze soggettive.

8. Esiste una relazione circolare tra azioni e descrizioni. In altre parole, se io descrivo le difficoltà della mia azienda come dovute al comportamento dei miei dipendenti che sono degli scansafatiche, probabilmente deciderò di agire punendoli, creando opportunità per licenziarli, rendendo la loro giornata lavorativa il più spiacevole possibile, eliminando i bonus, facendo tutto ciò che mi è possibile fare senza incorrere troppo nell’ira dei sindacati. Il risultato punitivo sarà che i dipendenti cercheranno di fare ancor meno, e malamente, ma continueranno a trascinarsi a lavoricchiare quel tanto che basta per evitare il licenziamento. Aiutare a trovare altri modi di descrivere e quindi di rapportarsi al problema, porta a risultati diversi e spesso molto più positivi.

9. La responsabilità della corretta percezione dei significati, nella relazione tra cliente e coach è (salvo rare eccezioni) una responsabilità del coach stesso. Ovvero, se il cliente interpreta quello che il coach dice o fa in maniera differente da quello che il coach si aspetta, è compito del coach trovare il modo di non farsi fraintendere.

10.Sembra un controsenso, visto che il cliente consulta il coach per via della2013-05-15 12.43.47 sua esperienza, ma il cliente è l’esperto. E’ della sua vita e delle sue aspettative, speranze e desideri che si parla durante gli incontri tra cliente e coach. Può essere una persona l’esperto sulla vita di un’altra?

Questi dieci punti si basano principalmente sulla scuola di Milwaukee, e dell’approccio breve, focalizzato sulle soluzioni. La scuola di Milwaukee non si interessa della soluzione, e non perde troppo tempo ad analizzare il problema.

La scuola di Palo Alto, invece, s’interessa di più alla revisione delle azioni intraprese dal cliente (senza risultati positivi) per fare scaturire, attraverso la collaborazione con il cliente stesso, vie alternative che portino a raggiungere l’obiettivo desiderato senza ripetere gli stessi errori che hanno mantenuto la situazione di stallo.

Un modello d’intervento che presentiamo qui sotto è quello ideato dalla scuola di Problem Solving del Prof. Giorgio Nardone, con sede in Arezzo, e che rappresenta le teorie della scuola di Palo Alto (Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla):

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Le tecniche menzionate in questo modello sono peculiari della scuola di Arezzo del Prof. Nardone, e verranno spiegate in dettaglio altrove.

Un altro modello interssante è quello del Prof. Gerard Egan di Chicago. (Cliccare sopra l’immagine per ingrandirla)

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Per riassumere questa chiacchierata, il life coach crede nelle capacità del suo cliente e con lui si allea per aiutarlo a raggiungere l’obiettivo che il cliente desidera raggiungere…

Per questo suggeriamo di contattare Life Coach Torino prima di “arrivare alla frutta”. Ma se siete arrivati alla frutta, insieme possiamo sempre passare al dessert!

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Guido Valobra de Giovanni - giudovalobra@lifecoachtorino.com
Tel: 366 532 4163
 

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Non sempre gli handicap handicappano

Una bella mattina del 1965, lo scrittore americano e studioso di arti marziali Joe Hyams stava seduto in un ristorante di Chinatown a Los Angeles, consumando un Dim-Sum, la colazione cinese, in compagnia del suo amico Bruce Lee.  Quella mattina, Hyams si sentiva scocciato.  Aveva appena scoperto, all’età di 45 anni anni, che certi movimenti non li poteva più fare con troppa facilità.  Il giorno prima aveva provato, durante un allenamento, a tirare un calcione in faccia al suo avversario e la gamba s’era rifiutata di alzarsi.  Questo gli faceva presentire declino fisico, debolezza, fragilità. Bruce Lee gli sorrise e gli disse: “Questo significa che hai scoperto una tua limitazione, e ora devi trovare il modo di superarla”.  Hyams lo guardò ancora più scocciato. “E’ facile parlare così per uno che è praticamente nato per fare arti marziali”.

Bruce Lee appoggiò le bacchette sul piatto. “Adesso ti racconto una cosa che nessuno sa. Vedi, io sono riuscito a specializzarmi in arti marziali nonostante le mie limitazioni fisiche.”  Hyams rimase a fissarlo, per lasciarlo continuare. “Probabilmente non ne sei al corrente, ma la mia gamba destra è di quasi due centimetri più corta della sinistra, cosa che mi ha obbligato ad acquisire una certa posizione di partenza. Mi ha anche dato un vantaggio per certi tipi di calci, poiché curiosamente questa condizione mi dà più impeto. In più, uso sempre lenti a contatto.  Fin da bambino ho sofferto di miopia grave, il che si traduceva nel fatto che se il mio avversario non era molto vicino, non mi riusciva di metterlo a fuoco. Il motivo per cui, inizialmente mi misi a studiare Wing Chung Kung Fu, venne dettato dal fatto che si tratta tecniche di combattimento a cortissimo raggio.  In altre parole ho cercato di riaggiustarmi sulle mie limitazioni, provando a guadagnarci.  Tu dici che non ti riesce più a tirar calci così alti senza un lungo riscaldamento? A parte che non c’é bisogno di calciare così in alto – sono più per scena che per altro – se ti focalizzi su calci a livello della cintura, potrai diventare così potente che non avrai mai più bisogno di calciare così alto.  Invece di faticare per cercar di fare tutto bene, perfeziona quel che ti riesce bene“.

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E’ lecito che una coppia gay allevi un bambino?

Riguardo alla decisione della Corte di Cassazione di permettere a coppie gay di allevare figli, ecco come stanno veramente le cose al momento:

1) I vescovi della CEI citano  studi che enumerano i pericoli e le distorsioni educative, le carenze emozionali principalmente dovute alla mancanza di un modello maschile o femminile (a seconda che la coppia sia formata da due donne o due uomini), e i rischi di emarginazione e/o violenze provenienti dalla società in cui la famiglia gay risiede.

2) Gli studi di cui sono a conoscenza io avallano solo il rischio di emarginazione da parte della società

3) Esiste un solo rischio per i figli, che siano allevati da una coppia etero oppure omosessuale, e cioè che manchi armonia, rispetto e amore tra i due partners.  Se vengono a mancare tali premesse i figli avranno problemi emotivi, non importa come sia composta la coppia.

4) Non è stata riscontrata nessuna correlazione, e quindi men che meno nessun rapporto di causa/effetto tra la sessualità dei genitori e la sessualità dei figli.  In altre parole, il bambino o la bambina adottata da una coppia gay non diventerà gay per tale motivo, come il bambino o la bambina di una coppia eterosessuale non è detto – ovviamente – che non scopra di essere gay.

Al momento attuale questi punti non sono mai stati confutati da studi seri.

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Le Fantasie Sessuali “Difficili”

Dal momento che non sono un sessuologo, i commenti su questioni legate alla sfera sessuale saranno per la maggior parte articoli di qualcun altro, che possa parlare di cose importanti con più autorevolezza di me.  Questo sito è inteso essere un servizio per chi lo legge, clienti e lettori che hanno diritto a ciò che personalmente ritengo sia il miglior servizio possibile. Per questo mi avvarrò talvolta di aiuti in certi campi specifici.  Senza contare che io non intendo farmi passare per un tuttologo.

Propongo qui un articolo del Dr. Marty Klein, sessuologo, apparso di recente sul suo blog Sexual Intelligence. E’ un articolo scritto con il suo stile leggero ma che  spesso tocca questioni difficili da gestire, che  mira a dipanare certe paure legate alle nostre umanissime fantasie sessuali.

Marty Klein, terapista di famiglia e della coppia, specializzato in Sessuologia, è uno dei più famosi sessuologi d’America e le sue opere sono conosciute in tutto il mondo. E’ stato docente alla Stanford University. Il suo studio è a Palo Alto, in California.

Il suo sito è: www.martyklein.com

Il suo blog è: http://www.sexualintelligence.org

Sappiamo che esiste la pornografia e sappiamo che esitono i gay. Ma esiste la pornografia gay? O si tratta semplicemente di pornografia che presenta persone dello stesso genere che sta facendo sesso?

Se si tratta di “porno gay”, allora rimarremmo sorpresi di scoprire che gente eterosessuale lo segue. Se si tratta di pornografia che presenta sesso tra persone dello stesso genere, allora sarebbe più strano lo scoprire che nessun eterosessuale la guardi.

Naturalmente si tratta della seconda possibilità. Gli adulti trovano sexy una vastissima gamma di fantasie e immagini – che non necessariamente hanno a che fare con i loro desideri nella vita reale. In altre parole, godersi delle scene in cui due uomini fanno sesso orale, non significa essere gay.

Nello stesso modo si può affermare che il provar piacere nel guardare scene di sesso forzato (o avere la fantasia di essere violentati) non significhi affatto che si desideri essere violentati nella vita reale. In altre parole, cosa ci eccita è solo una minima parte del nostro orientamento sessuale.

Se volete sapere se una persona è gay, etero, o bisessuale, provate a chiedere loro con chi fanno sesso (e con chi vogliono far sesso nella vita reale), e non quale film o video gli piaccia guardare. Questa domanda saltò fuori in una conversazione professionale l’altro giorno, quando un terapeuta senza esperienza chiese per quale motivo alcuni maschi eterosessuali erano attratti da siti web che presentavano transessuali pre-op (non operate, ndt) – tipicamente pubblicizzate come tranny o she-male – e quindi, immagini con persone che avevano un seno femminile e un pene. E perché non dovrebbero? Altro che avere la botte piena e la moglie ubriaca! Molti uomini eterosessuali amano il seno femminile, e molti uomini eterosessuali hanno una fascinazione per il pene. Questo tipo di pornografia permette al pubblico di godersi entrambi nello stesso momento. E le possibilità aritmetiche – che l’attore sia sullo schermo con un altro oppure molti altri – vengono aumentate in scala geometrica. Nessuno interessato alla fellatio? Nessuno interessato all’altalena dominio-sottomissione-dominio-sottomissione?

Ecco perché sconsiglio ai miei clienti etero l’uso dell’espressione “fantasia gay”, così come sconsiglio i miei clienti gay di far uso del termine “fantasia etero” ( a meno che non si tratti di fantasie RIGUARDANTI L’ESSERE GAY O ETERO, che è tutta un’altra storia).

Queste espressioni infatti confondono, perché suggeriscono che il provar piacere con fantasie di orientamenti sessuali di diverso tipo richieda una spiegazione. Un’indagine può sempre avere un suo valore, intendiamoci, specialmente quando le persone hanno problemi a riflettere su o riconoscere i propri interessi e le proprie curiosità. Di tanto in tanto il contenuto delle fantasie preferite è una metafora o un’espressione indiretta di un interesse. La fantasia imperniata su sesso tra membri dello stesso genere potrebbe eccitare un soggetto etero per le sue dinamiche di potere, tanto per dire. Una fantasia imperniata su persone di genere diverso potrebbe eccitare una persona gay per via di un desiderio di appartenenza, tanto per fare un altro esempio. Da tutto questo appare come la sessualità sia assai più complessa della dicotomia gay-etero.

Nel 1948 Alfred Kinsey rivelò dei dati che dimostravano come “il mondo non fosse semplicemente diviso “tra pecore e capre”, e introdusse la sua Scala Kinsey di 7 punti sull’orientamento sessuale. Oggigiorno, le espressioni del tipo GLBTQQI (Gay, Lesbian, Bisexual, Transgender, Queer, Questioning and Intersex, ndt), ci ricordano che l’orientamento sessuale di una persona assomiglia ad un film e non ad una fotografia. Questo significa che il comportamento può cambiare con il tempo. La curiosità e lo sperimentare ci può dirigere verso direzioni inaspettate – e, talvolta, noiose! Da questo punto di vista possiamo definirci tutti quanti “queer” *, e, potenzialmente o realmente “questioning.” **

In conclusione, è più importante godersi le nostre fantasie che cercare di comprenderle o decodificarle. La maggior parte di noi si diverte con gl’intrattenimenti di oggi – come video games violenti, melensi storie romantiche, documentari storici dettagliati, o utopici film di fantascienza – senza domandarsi cosa voglia significare l’aver tali preferenze. Tutti conosciamo persone dall’animo gentile che si divertono a seguire i massacri brutali presentati dalla serie TV CSI o Bones o qualunque sia l’ultima serie che ci pompa adrenalina nelle vene. Possiamo anche criticare i loro gusti, ma non c’é bisogno di aver paura dei loro impulsi violenti. Salvo, naturalmente, che si provi a cambiare loro il canale TV.

Copyright – Dr. Marty Klein – All Rights Reserved

*Queer ha il senso del sentirsi differente, un maschio con tendenze femminili, per quanto mi riesce di spiegarne il senso senza essere un sessuologo.

** Questioning rappresenta l’essere in dubbio, il domandarsi quale veramente sia il proprio orientamento sessuale.

Traduzione di Guido E. Valobra de Giovanni

Email: guidovalobra@lifecoachtorino.com – Tel: 366 532 4163

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L’Ottimismo

Per curiosità vado a cercare un’aforisma che definisca l’ottimismo e trovo una lunga lista di citazioni che inchiodano l’ottimismo come la maggior piaga dell’umanità, una condizione dell’umano che identificano come una delle prerogative più salienti del cretino.

La definizione più crudele è forse – e manco a dirlo – quella di Guido Ceronetti: “L’ottimismo è come l’ossido di carbonio: uccide lasciando sui cadaveri un’impronta di rosa”.  Antonio Gramsci invece lo definisce come “un modo di difendere la propria pigrizia, la propria irresponsabilità, la volontà di non far nulla”. E Georges Bernanos: “L’ottimismo è una falsa speranza ad uso dei vili e degli imbecilli”. Un altro autore, Anacleto Verrecchia, lo definisce “la cataratta dello spirito”. E se uno non ne avesse abbastanza di questi colpi d’accetta all’ottimismo e agli ottimisti, può sempre leggersi il Candide di Voltaire. Infatti il trattato di Voltaire venne scritto proprio in risposta a un altro trattato filosofico, scritto da Leibnitz, in cui presentata la sua famosa teoria teologica sul migliore dei mondi possibili (il nostro), teoria che venne appunto definita Optimisme.

Allora spieghiamo un po’ la differenza tra ottimismo sognatore e ottimismo. Partendo dal pessimista. Il pessimista, che per sua natura tende ad essere mediamente depresso, di solito si considera realista e pragmatico. E in generale, è vero che ha un’analisi più puntuale delle situazioni e dei rischi futuri. Tuttavia, Albert Bandura, uno dei padri della psicologia cognitiva, nota che “nel gruppo degli innovatori e delle persone che hanno ottenuto risultati eccellenti, non si trovano molti realisti pragmatici”. Questo passo viene citato dalla sua opera principale, il trattato sull’autoefficacia, quel senso che le persone hanno – in vario grado – di possedere la capacità di agire nell’ambiente modificandolo in senso positivo. Proseguendo, Bandura nota che le persone di successo, gl’innovatori e i riformatori sociali non affetti da ansie e depressione hanno “una visione ottimistica della loro efficacia personale relativa al controllo degli eventi che influiscono sulla loro vita”. Costoro però, si mettono in moto e fanno, agiscono, si danno da fare. Quelli che, come nota Gramsci, irresponsabilmente non fanno nulla di difendere la propria pigrizia, la propria irresponsabilità, la volontà di non far nulla, sono gli ottimisti sognatori, i quali “non possiedono la forza e l’impegno efficaci necessari per superare le incertezze, le delusioni e le fatiche che sono parte integrante di ogni attività”. Sono quelli del “tutto in qualche modo si aggiusta”, come se la vita, per il solo effetto del passar del tempo, sia sempre destinata a raggiungere la soluzione dei suoi problemi.

Gli ottimisti “sani”, prosegue Bandura, “ quando considerano la realtà normativa, si attengono a un realismo oggettivo, ma per quanto riguarda le loro possibilità di successo sono soggettivamente ottimistici”. In altre parole, percepiscono correttamente l’esiguità delle probabilità di realizzare risultati grandiosi, ma credono di possedere ciò che serve per riuscire ugualmente. E’ possibile che talora sopravalutino le loro capacità? Bandura fa capire che quasi sempre c’è una tendenza alla sopravalutazione. Ma tale sopravalutazione è ciò che permette di andare avanti attivamente, e non solo reattivamente.

Insomma, ci provano, anche se percepiscono che non sarà facile. Accettano l’idea di poter avere sconfitte, di perdere terreno. Ma, come suggeriva Francis Scott Fitzgerald (ahimé, più ad altri che a se stesso), non bisogna mai scambiare una singola sconfitta per la sconfitta finale. In questo senso, proprio qualche giorno fa sono stato invitato ad un convegno dove giovani e meno giovani (come me) si ritrovano per cercare di innovarsi a vicenda in un momento di grave crisi come questo. L’anima organizzatrice di questi convegni, il mio amico Mario Gattiglia, fondatore di Scout The Master, commenta: “O aspettiamo pieni di paura che qualcosa si risolva, o proviamo a fare qualcosa noi”. In un mondo con livelli paurosi di disoccupazione giovanile e di professionisti e lavoratori di mezz’età che forse non vedranno mai una pensione anche se sono finiti senza lavoro ben prima dell’età pensionabile, i giovani provano a dare linee guida per un mondo di cui sembra ormai impossibile seguirne le variazioni e i cambiamenti continui agli attempati e gli attempati raccontano le loro esperienze nel provare ad adattarsi alla deambulazione su un tapis roulant che varia la velocità di continuo. L’intenzione di tale iniziativa è di arrivare a soluzioni concretamente utili, non di fare disquisizioni astratte. Sognatori? No. Illusi? Nemmeno. Ottimisti? Sì.

Guido Valobra de Giovanni – Tel. 366 532 4163

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